Cos’è la fantasia?

FantasiaCos’è la fantasia?

È una caratteristica della mente che permette agli esseri umani di immaginare, cioè di vedere e percepire cose vere e cose non vere, in parte o del tutto. È una facoltà che tutti possediamo e ci permette di vedere oltre la percezione della realtà che otteniamo attraverso i sensi e i limiti della mente. Anzi la fantasia ci permette di superare i nostri limiti mentali e percettivi, perfino di immaginare cose che non esistono, cose che non potrebbero mai esistere, anche cose che esisteranno in futuro.

La fantasia è il primo talento degli artisti, dei poeti, dei musicisti e degli scrittori, ed è una delle caratteristiche che rende unico ogni essere umano. La fantasia è anche una caratteristica culturale dei popoli, che a seconda dei contesti può assumere significati diversi: nel parlare comune indica chi sogna a occhi aperti, per la psicanalisi indica le immagini dell’inconscio, nella musica indica brani con un certo ritmo, nell’arte è espressione senza controllo guidata da pulsioni inconsce.

La fantasia ci permette di trovare relazioni dove non ce ne sono, tra l’immaginario e il reale, ci permette di vedere il futuro prima di realizzarlo o che si realizzi, di dar vita a invenzioni, arte, musica, opere e storie.

La fantasia ci permette di vedere illusioni e oltre le illusioni, di vedere i molti volti dell’invisibile. L’invisibile come parte della realtà che però non vediamo perché oltre i limiti dei nostri sensi, troppo piccolo, troppo distante, non percepibile. L’invisibile come quella parte di noi stessi che non percepiamo in quanto oltre i limiti della nostra mente, oltre la nostra attenzione, la nostra comprensione, che possiamo vivere e intuire.

Infine l’invisibile come ciò che è oltre la realtà, oltre i confini fuori e dentro di noi, quell’invisibile che ci sorprende, che ci dona miracoli e momenti di una lucidità cristallina, che ci svela cose che non dovremmo, che non possiamo sapere. La fantasia sono ali che ci portano oltre i confini, chiavi per aprire porte segrete, maestri invisibili che ci guidano lungo sentieri dimenticati.

La fantasia prende corpo nei dipinti, nelle opere artistiche, nelle parole scritte, negli oggetti creati dall’uomo, nel teatro e nella musica. La fantasia è dentro di noi e ci circonda ovunque siamo, nelle cose che abbiamo in tasca, nei vestiti che indossiamo, nei libri che leggiamo, negli strumenti che usiamo ogni giorno, anche in quelli con cui modelliamo il mondo.

La fantasia modella noi e la nostra realtà, che ce ne rendiamo conto o meno.

Questa è la fantasia.

Com’è la tua? Dove ti conduce? Cosa ti dona?

Raccontaci qualcosa di lei e di te.

A presto ;D

Venne il buio

Venne il buio

Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro.
(Friedrich Nietzsche)

 

Il mondo degli esseri umani è definito dai confini.

Tracciamo confini dentro e fuori di noi, sulle mappe con cui rappresentiamo la terra, nelle parole che usiamo per comunicare, nelle mille stanze della nostra interiorità. Separare per noi umani significa comprendere e controllare la realtà.

Nel labirinto di confini in cui viviamo ce ne sono di speciali.

Per esempio c’è un confine tra il giorno e la notte, lo vediamo passare all’alba e al tramonto, un confine che separa due mondi, che cambia la realtà che conosciamo in un luogo di ombre, che risveglia in noi ricordi e timori, che evoca pensieri che non ci appartengono.

Questa storia racconta di un confine dimenticato che separa l’ombra dal mondo normale, separa il mondo antico dei miti da quello moderno degli uomini. Noi tutti viviamo sul confine tra la luce e il buio, un velo che scorre fuori e dentro di noi, che ci difende dai mostri dei nostri incubi, dalle brame di coloro che vennero prima dell’uomo.

Eppure talvolta questo confine si assottiglia e le ombre lo attraversano per popolare i nostri incubi. E talvolta per crearli i nostri incubi.

Elena è una dei guardiani del confine, che da millenni vegliano di giorno e soprattutto di notte affinché niente e nessuno lo varchi. Elena vede cose che non dovrebbe vedere, le vede anche prima che accadano. E una sera vede il buio venire e prendere forma in un incubo con occhi e fauci.

 

Mai pubblicato prima, il racconto prende spunto da un contest molti anni fa, poi ripreso e ampliato a romanzo in poche settimane per partecipare a un concorso dedicato all’hurban fantasy, senza successo.

Questa versione del racconto offre però un finale diverso. Nella prima stesura il racconto terminava al capitolo 12 in modo piuttosto drammatico, con la morte della protagonista. L’ultimo capitolo, il 13, nasce dalla voglia di far proseguire la storia in un romanzo dal titolo “Oltre il confine”.

Ho voluto proporti questa versione del racconto perché penso sia più appassionante, apre nuove prospettive e termina nel modo che preferisco: con la fine di un viaggio e l’inizio di un altro. Dopotutto non è il modo con cui

di solito terminano la maggior parte delle belle storie?

 

Vuoi dirmi anche tu cosa ne pensi?

Se hai qualche minuto lascia un commento qui sotto o sulle librerie da cui lo hai scaricato, come ti è più comodo.

 

Il racconto non è gratuito, è in offerta a 1 euro su Amazon, Mondadori store, Bookrepublic, Feltrinelli, IBS, Kobo, e molte altre librerie online. Scaricalo, ne vale la pena.

Buona lettura

Il bacio gelido della paura

pauraNon devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.” (Dune)

 

La paura è forse la più nera delle emozioni, quella che ci prende allo stomaco e ci fa dimenticare l’indirizzo di casa, la mano gelida che fa andare il cuore a mille, che ci afferra alla gola e ci fa tremare davanti a una porta buia.

La paura è quell’emozione dalle mille facce di una sola verità: che dobbiamo morire, prima o poi. Certo che è meglio poi ed è per questo che quando ci troviamo in una situazione di pericolo corpo e mente reagiscono in modo quasi automatico, incitandosi a vicenda.

Cos’è la paura?

E’ un’emozione primaria provocata da una situazione di pericolo, reale o immaginario. La paura è la reazione a una minaccia alla nostra esistenza o integrità, o a quella delle persone che amiamo o a cui siamo legati, o all’integrità di estensioni della nostra personalità, come l’auto, il cane, la casa, ecc. La paura può nascere da una minaccia immediata, o solo potenziale, sia concreta che immaginata o evocata dai ricordi.

La paura è di solito accompagnata da una reazione fisica che ci prepara alla situazione di pericolo. La reazione istintiva di un essere vivente a una minaccia è quella di aggredire la fonte della minaccia o di fuggire da essa per evitare di essere feriti o uccisi.

Le reazioni fisiche sono provocate dalla produzione di adrenalina e cortisolo e provocano l’accelerazione del battito cardiaco, la dilatazione della pupilla, tensione muscolare e sudorazione, il calo della temperatura corporea e altro ancora.

Cosa può provocare paura?

  1. Una minaccia reale che ci spinge a reagire, scegliendo tra fuga e l’aggressione. Come nel caso di un’aggressione per strada.
  2. Una minaccia reale, ma potenziale, cioè una possibile minaccia futura alla nostra vita. Un esempio è la paura che proviamo alla guida con la nebbia e la pioggia che ci spinge a guidare con prudenza.
  3. Una minaccia non reale, ma che crediamo reale, anche solo per breve tempo. Un esempio classico è un film horror, sono solo immagini che non possono nuocerci, ma ci provocano paura perché ci immedesimiamo in esse.
  4. Ricordare una minaccia passata. Come un incidente casalingo con il fuoco in cui siamo stati feriti.
  5. Esperienze fisiche traumatiche, qualunque situazione in cui ci siamo fatti male può diventare una fonte di paura. Esempi tipici sono i traumi infantili.
  6. Il dolore, se provoca ira e se la paura non è particolarmente intensa.
  7. Traumi interiori emotivi, per esempio determinati da maltrattamenti infantili, o da situazioni di grande stress.
  8. Per contagio, di solito dai familiari. Per esempio i genitori trasmettono al bambino le proprie paure più intense.

Quando impariamo ad avere paura?

La maggior parte delle paure le proviamo e le apprendiamo da bambini, soprattutto da traumi fisici, emotivi o psicologici, o per contagio da parte dei familiari. E sono considerate parte del normale processo evolutivo se le paure hanno un carattere transitorio e non interferiscono con lo sviluppo. Tipiche paure dell’infanzia sono la paura del buio, dei temporali, dell’uomo nero, degli animali e delle malattie.

Paure e fobie

La paura dovrebbe essere un’emozione momentanea, utile anche se spiacevole, ma quando è provocata da esperienze traumatiche acute, può generare alterazioni psicologiche e comportamentali, può divenire un sentimento complesso, anche una patologia. In questi casi parliamo di fobie, di paure irrazionali che non scompaiono facilmente, neppure di fronte all’evidenza.

Che aspetto ha la paura?

La paura è facilmente riconoscibile negli altri: occhi sbarrati, pupille dilatate, bocca aperta, sopracciglia avvicinate, fronte aggrottata, tensione muscolare, mani fredde e sudate.

Ma è altrettanto facile riconoscerla in noi: battito cardiaco accelerato, sudorazione, tensione muscolare, calo della temperatura corporea, disorientamento.

Gli effetti collaterali

La paura ci prepara fisicamente a prestazioni eccezionali sia nella lotta che nella fuga, ma ha notevoli effetti negativi:

  1. riduce la nostra lucidità
  2. riduce le nostre capacità mentali,
  3. ci spinge ad assecondare i meccanismi mentali inconsci, che non sempre sono i più efficaci
  4. ci spinge alla paranoia, quindi a comportamenti socialmente negativi
  5. e come accennato in certe condizioni può modificare i nostri comportamenti fino alla malattia mentale.

La paura e il coraggio

La paura è un’emozione potente e radicata profondamente in ognuno di noi, che conosciamo molto presto nell’infanzia, ma senza una guida che ci mostri il suo vero volto, oltre le mille maschere. Lovecraft diceva che “la più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”.

Ci vuole tempo e coraggio per affrontare le paure che abbiamo vissuto, eppure è il destino di ogni uomo: imparare cos’è la paura e vivere con coraggio fino ad affrontare la morte.

A presto ;D

Il tempo è un’illusione

Il tempo è un'illusioneIl tempo è un’illusione.

Un velo in cui amiamo stringerci come fosse un mantello che ci protegge dalla pioggia. Un bisogno talmente forte che ne facciamo catena da stringerci al polso.

Il tempo è un modo vigliacco per tenere lontano la morte. Perché abbiamo paura della morte, tutti noi. E per paura diventiamo schiavi di quest’illusione.

Il tempo non esiste.

Io lo so. Ho visto il velo. E ho visto oltre il velo.”

Così comincia questo racconto sui volti nascosti della realtà che introduce due personaggi tutti italiani attorno a cui la storia, come il tempo e perfino la gravita si incurvano. Come se i protagonisti possedessero una massa eccessiva, come se si portassero dentro qualcosa in grado di piegare la realtà per quello che è. Perché è questo che accade, la realtà sembra perdere le sue fattezze, l’improbabile diventa probabile e il tempo stesso sembra sfilacciarsi fino a diventare inconsistente.

Luca sopravvive a una caduta mortale durante una scalata, ma la sua vita ne viene stravolta. Il Luca che era prima non c’è più e lui stenta a riconoscersi nel relitto smarrito che è diventato. La prospettiva di passare il resto della vita in quello stato, su una sedia a rotelle e con problemi cerebrali, diventa sempre più insopportabile.

Serena ha bruciato l’esistenza in quindici anni di carriera militare che vuole dimenticare. Vede cose che non dovrebbe vedere, conosce fatti che non dovrebbe conoscere. Per questo si lancia alla ricerca di Luca, che non ha mai incontrato, per arrivare in tempo a un incontro già fissato.

Un racconto che è una spirale di misteri e colpi di scena che conduce il lettore ai confini della realtà. E a un epilogo ancora più enigmatico, che rivela e allo stesso tempo pone interrogativi senza risposta.

Cosa ha spinto Serena a correre in aiuto di Luca? Cosa ha visto Luca oltre il velo? Chi è la ragazza della stanza sedici?

Buona lettura.

Puoi trovare il racconto nelle migliori librerie online (qui e qui) o puoi scaricarlo direttamente registrandoti come lettore su Emozioni e fantasia con il modulo che trovi nella barra in alto a destra.

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A presto ;D

Lettori cercasi di racconti fantastici

LettoriHo deciso di condividere con te i miei racconti più belli, quelli che nel tempo hanno riscosso l’attenzione e l’apprezzamento di lettori esigenti. Diversi sono già presenti in rete, pubblicati su siti, forum, in raccolte di racconti anche stampate. Alcuni li ho pubblicati e li pubblicherò nelle librerie online, gratuitamente se possibile, con l’intento di offrirli a chi non li ha ancora letti per tentare di emozionarli o almeno divertirli, almeno quanto mi sono divertito io scrivendoli. E se possibile per dare la possibilità conoscere questo angolo dedicato ai lettori amanti delle storie fantastiche.

Perché lo scopo per niente segreto di Emozioni e Fantasia è quello offrire un luogo di incontro ai lettori appassionati di storie fantastiche, dove trovare una selezione di bei racconti scelti da noi, consigli di lettura affidabili in grado di svelarci le storie più belle, la possibilità di parlare di emozioni e fantasia e dei momenti di magia della nostra vita.

Adesso siamo agli inizi, ma puoi già riservarti un posto e ricevere la raccolta E&F, i futuri racconti, i consigli di lettura e tutte le novità della nostra piccola comunità di lettori. Come?

Registrandoti con la maschera qui sotto o nella barra in alto a destra. L’indirizzo email serve per tenerci in contatto. Nella prima mail che riceverai c’è il collegamento con cui scaricare la raccolta E&F. Se i racconti ti piacciono oppure non ti piacciono, ti invito comunque a lasciare un commento nei post omonimi o nelle schede che presto verranno pubblicate.

Se vuoi consigliare belle storie che devono assolutamente essere lette prima che sia troppo tardi non esitare a scrivermi. Se preferisci puoi anche scrivere qualche riga di recensione, sarà un piacere pubblicarla. Presto avremo una pagina dedicata ai consigli di lettura della comunità e un piccolo forum per confrontarci.

Cosa ne pensi?

Hai voglia di unirti a noi? Hai voglia di leggere belle storie? Di consigliarti le tue e di raccontarci un poco di te?

Lettori cercasi.

 

L’energia della rabbia

RabbiaNel post “Cosa sono le emozioni” abbiamo parlato delle emozioni che ci rendono umani, quelle primarie come paura, gioia, rabbia e tristezza, che si manifestano nell’infanzia, e quelle secondarie come l’invidia, l’allegria, la vergogna, la gelosia che derivano dalla combinazione delle primarie e si sviluppano con la crescita e l’interazione sociale.

L’emozione è un comportamento di risposta a uno stimolo interno o esterno determinato da motivazioni pregresse e profonde che si manifesta a livello psicologico, comportamentale e fisiologico. Nella maggior parte dei casi l’emozione è la risposta fisiologica ai nostri pensieri, anche prima che questi vengano espressi.

Le emozioni sono utili e hanno funzioni diverse, per esempio, come rendere più efficace la reazione dell’individuo ai fini della sopravvivenza, ma anche favorire la comunicazione sociale, farci comprendere i nostri cambiamenti psicofisici, renderci consapevoli dei nostri bisogni e dei nostri obiettivi, farci apprendere da eventi e situazioni, e altro ancora.

Oggi cerchiamo di approfondire una delle emozioni primarie e più potenti in noi, la rabbia.

Cos’è la rabbia?

È un’emozione primitiva presente in molte specie diverse dall’uomo, che noi esseri umani manifestiamo fin dalla tenera età. La rabbia è tra le prime emozioni a manifestarsi in noi, insieme alla gioia e al dolore, ma è anche l’emozione culturalmente e socialmente più inibita.

Perché? Perché viene considerata una minaccia per i nostri simili, perché la rabbia senza controllo può sfociare in atteggiamenti violenti. In realtà questo può accadere in assenza di consapevolezza delle nostre emozioni e quindi di limitato controllo e in presenza di altre cause come patologie, stati alterati, distorsioni della visione della realtà, eccetera.

Da dove nasce la rabbia?

La rabbia è la reazione alla frustrazione e alla costrizione, sia fisica che psicologica, ed è di solito provocata dalla volontà di ostacolare, ferire o costringere che attribuiamo a chi riteniamo responsabile della situazione. In parole semplici ci arrabbiamo quando qualcosa o qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, soprattutto quando percepiamo l’intenzionalità nel farlo.

Per esempio, ci arrabbiamo con un collega che ci insulta, con il capo che ci aggredisce, con un amico che non mantiene la parola data, per un volo cancellato o un treno in ritardo. Ma ci arrabbiamo anche con noi stessi per esempio quando non raggiungiamo gli obiettivi che ci siamo prefissi, o cediamo a un vizio che vogliamo abbandonare (es:il fumo).

In quale modo ci arrabbiamo?

In generale la rabbia si manifesta di solito attraverso queste fasi:

  1. stato di bisogno
  2. ostacolo alla realizzazione del bisogno
  3. attribuzione all’ostacolo dell’intenzionalità
  4. assenza di timore o altri inibitori verso l’ostacolo
  5. intenzione di aggredire l’ostacolo, origine dello stato di frustrazione
  6. azione attiva o aggressiva

Nella specie umana le fasi sono le stesse, ma si assiste all’inibizione degli atti aggressivi e al mascheramento dei segnali emotivi verso l’ostacolo della frustrazione. Questo è determinato da ragioni e regole sociali, rafforzate da leggi punitive e da una cultura che biasima violenza e rabbia.

Un aspetto chiave di questa emozione è che, una volta scatenata, la rabbia deve essere manifestata. Questo perché la biochimica dell’emozione prevede il rilascio di sostanze che ci preparano alla lotta e accentuano la nostra aggressività. Dobbiamo manifestare la rabbia, in un modo o nell’altro, se non contro l’ostacolo che non ci permette di soddisfare i nostri bisogni, su un altro bersaglio, che sia o meno coinvolto con la questione che ci ha fatto arrabbiare.

Se non riusciamo a sfogare l’emozione, o se siamo costretti a reprimerla, allora spesso rivolgiamo la rabbia contro noi stessi, che ne siamo consapevoli o meno. Questa rabbia inespressa tende a durare a lungo e a stressare il nostro organismo, e può assumere le caratteristiche di un pericoloso autolesionismo, che agisce sia a livello fisico che psicologico e a lungo andare può portare a disturbi di vario genere.

Come si riconosce la rabbia?

La rabbia si manifesta con espressioni non verbali e paraverbali evidenti e ben riconoscibili in tutte le culture: l‘aggrottare violento della fronte e delle sopracciglia, lo scoprire e digrignare i denti, accompagnate da forte tensione muscolare delle spalle e delle braccia; la voce si alza di volume e il tono diventa minaccioso, sibilante o stridulo.

Cosa avviene in noi quando proviamo rabbia?

L’emozione della rabbia stimola l‘organismo a prepararsi all’azione, se non all’aggressione. Si osserva un’intensa attivazione del sistema nervoso autonomo simpatico, per esempio l’accelerazione del battito cardiaco, l’aumento dei livelli di adrenalina e noradrenalina, l’aumento della tensione muscolare, l’aumento della sudorazione, l’aumento della pressione arteriosa e dell’irrorazione dei vasi sanguigni periferici.

Quale funzione ha la rabbia?

Lo scopo della rabbia è la rimozione dell’ostacolo che si oppone alla realizzazione del nostro bisogno, nel caso di un altro individuo questo può per esempio avvenire dissuadendolo, intimorendolo o attraverso uno scontro verbale o fisico, rituale o reale.

L’osservazione di questa emozione nelle specie animali ci mostra come la rabbia e la conseguente aggressività influenzano direttamente o indirettamente la sopravvivenza dell’individuo e delle specie: per esempio la rabbia è determinante quando gli animali vengono aggrediti, per sconfiggere un rivale, per difendere la prole.

Da questo si può dedurre che la rabbia sia stata un’emozione fondamentale per la sopravvivenza del genere umano, che la selezione naturale ha scritto profondamente in noi, ma che nelle società moderne non appare così utile, quanto piuttosto un ostacolo.

In realtà la rabbia oggi ha assunto scopi sociali. Nel mondo moderno gli esseri umani manifestano rabbia per frustrazioni relative alla realizzazione di sé e alla propria immagine sociale. Abbiamo visto che la rabbia è ingabbiata da regole sociali, leggi punitive e una cultura che biasima la violenza, di conseguenza non potendo manifestarla è diventata una fonte di stress che può portare a conseguenze fisiche,

D’altra parte la rabbia è diventata anche uno strumento di crescita, una leva per il cambiamento: manifestare rabbia motivando con chiarezza le cause dello scontento si rivela spesso un modo efficace per ottenere un cambiamento, per ridurre o eliminare la frustrazione, per modificare comportamenti inadeguati.

Per noi esseri umani moderni, quindi è importante conoscere questa emozione, comprenderne le ragioni e i meccanismi, per riconoscerla, capirne le cause e gestirla nel modo migliore. Decidere se e quando esprimerla e in caso negativo ridurne gli effetti negativi su di noi, sia a livello fisico che piscologico. Decidere come esprimerla, perché ci sono momenti in cui la rabbia può essere utile, e imparare a farlo nel modo più efficace.

Tu cosa ne pensi?

Nei prossimi post parleremo delle altre emozioni che ci rendono umani.

Se hai suggerimenti o vuoi esprimere la tua opinione non esitare a lasciare un commento.

Grazie di avermi seguito fin qui e a presto ;D

Rosso: come nascono le favole

Come nascono le favole?

“In principio era la Favola. E vi sarà sempre.”
(Paul Valéry)

 

Come nascono le favole?

Dai sogni dei bambini? Dalla fantasia degli scrittori? Dalla cultura popolare? Dalle leggende?

Dietro a ogni favola c’è una storia reale raccontata mille e mille volte, corsa di bocca in bocca, di generazione in generazione. La storia cambia, un poco alla volta, scavata dalle parole, erosa dal tempo, finché non resta che la favola, monito e lezione per le nuove generazioni.

Hans Christian Andersen diceva che “La vita di ogni uomo è una favola scritta da Dio”, ebbene le favole di Dio, le vite degli uomini sono l’ispirazione delle favole degli uomini, in particolare quelle straordinarie, quelle emozionanti e cruente che hanno lasciato il segno nella memoria dei popoli.

Cosa resta delle anime che hanno amato, odiato, sofferto e lottato con coraggio? Cosa rimane del loro struggersi, delle passioni, degli intrecci di sentimenti cupi o arditi?

Qualcosa rimane, tracce tra le pieghe, nei silenzi tra le parole. Se si ascolta con attenzione si possono udire ancora gli echi delle voci, dei pianti e delle risate.

Rosso è il tentativo di interpretare queste tracce, un fiore nato tra le crepe che vuole essere un omaggio ai protagonisti dimenticati delle storie dietro alle favole.

Il racconto torna alle radici della favola di cappuccetto rosso, dando voce e volto ai protagonisti della prima storia. Ed ecco Aiti che la madre manda dalla nonna per sfuggire alla pestilenza, ecco il bandito soprannominato il Lupo che per sfuggire alla stessa pestilenza si perde nel bosco, senza accorgersi di essere inseguito dai cacciatori di taglie.

Non sapendo quale fossero i luoghi e i tempi della prima storia, forse l’Europa dell’est, forse il quindicesimo secolo, la storia è calata in un’ambientazione fantastica, ispirata da un dipinto di un’amica artista. Ecco trovato il picco del Flagello, la più alta delle cime dei Nu’setem, che fiammeggia al tramonto, poi poche righe per creare il contesto:

“Era una piccola casa appena fuori Ferba, lungo il fiume e non lontano dal bosco di Kerni, chiamato dagli abitanti il bosco scuro. Anche se di scuro il bosco non aveva granché: noci, querce, faggi, e il fitto sottobosco. Ferba era un piccolo villaggio tra le colline lungo il fiume Vena, a trenta fal da Coloe, città famosa per l’abilità degli artigiani e per le omonime focacce ripiene.”

Poi la storia è lanciata senza esitazioni nel dramma:

“Dentro, Cappuccetto Rosso urlava, urlava con tutte le sue forze. Urlava mentre la spada calava con rabbia, e ancora, e ancora, in archi di sangue che bagnavano di rosso mobili, pareti, le pietre del camino, il suo viso. Le sue urla stridule cariche di dolore e paura crescevano come cresceva l’orrore disegnato dalla spada incessante. Cappuccetto Rosso urlava.”

Perché sappiamo tutti qual è la storia, sappiamo che cappuccetto rosso incontrerà il lupo e questi mangerà la nonna e la piccola e che il cacciatore ucciderà la belva. Questo è il dramma in cui convergono la giovane Aiti, giovane e adulta insieme, e il Lupo che con il suo carico di peccati e di umanità offre la prospettiva giusta per comprendere le radici della favola tra le più narrate al mondo ancora oggi.

Ti invito a scaricarla e leggerla. Spero tu ti diverta almeno quanto mi sono divertito a scriverla. Se così sarà, se la storia riuscirà a emozionarti, questo darà significato agli sforzi e al tempo speso.

Ah, un’ultima cosa: il racconto è il primo di una raccolta dedicata alle storie all’origine delle favole. Se ti piace e vuoi essere avvertito della sua pubblicazione non esitare a lasciare un commento o a contattarmi.

Buon anno a te! Che sia un anno ricco di gioia e occasioni per tutti.

A presto ;D